mercoledì 17 marzo 2010

Il messaggio

La campagna circostante sonnecchiava pigramente sotto il caldo sole estivo. I robot nei campi svolgevano il loro lavo­ro senza emettere un suono e la prova della loro perizia erano file e file di coltivazioni OGM perfettamente regolari.

La signora Tobin guardò il monitor nella parete della cuci­na con trepidazione. Tra pochi minuti sarebbe arrivato il video messaggio di suo figlio Sam. La famiglia era già riunita in salotto. Lei si stava preparando della limonata ghiacciata da bere mentre ascoltavano le ultime novità da Epsilon.

Erano passati dieci anni da quando Sam era partito e negli ultimi tempi l'Agenzia aveva migliorato il sistema di recapi­to dei messaggi. Michael, suo figlio minore, aveva cercato di spiegarle come fosse possibile inviare impulsi più veloci della luce ma lei non ci aveva capito nulla.

Un segnale sonoro annunciò l'arrivo del messaggio. Suo marito la chiamò a gran voce, afferrò il vassoio con caraf­fa e bicchieri ed entrò nel piccolo soggiorno. Prese posto sul divano e Michael fece partire la registrazione. Sul mo­nitor apparve il volto di Sam, come al solito sorrideva e la pelle era abbronzata.

Dietro di lui si c'era un paesaggio agreste simile a quello che la signora Tobin vedeva ogni mattina dalla finestra, con la differenza che in quel cielo c'erano due lune.
“Mamma, papà sono felice di sapere che le cose alla fatto­ria vanno bene. Qui si lavora sodo e la colonia sta crescen­do. Sono diventato il supervisore delle risorse idriche.”

La signora Tobin lesse nel volto del figlio un profondo orgo­glio e senza volerlo sentì gli occhi diventare umidi. Quando Sam era giovane le aveva dato molte preoccupazioni. Il suo rendimento scolastico era pessimo e poi ci fu quella storia del gruppo religioso. Le manifestazioni e tutto il resto.

La partenza per Epsilon all'inizio gettò Sam nello sconforto ma come diceva suo marito l'esperienza lo avrebbe fatto crescere. Sarebbe diventato un uomo. Inoltre l'Agenzia avrebbe fornito le unità robotiche necessarie a mandare avanti la fattoria. Ora eccolo lì, adulto, forte e sicuro. Suo marito le strinse la mano trasmettendole tutto il suo amo­re.

“Mamma, papà devo dirvi una cosa...” Sam sembrava imba­razzato “Ho trovato una ragazza e presto ci sposeremo. Il coordinatore della colonia ha dato il suo consenso.” La si­gnora Tobin non si preoccupò di trattenere le lacrime di gioia. “Vi chiedo la vostra benedizione.” Pieno di orgoglio suo marito disse: “Certo figliolo, dacci dentro.” Ben sapen­do che non poteva sentirlo.

Il messaggio andò avanti con una descrizione dettagliata degli ultimi eventi che riguardavano la colonia e gli altri in­sediamenti. Su Epsilon si lavorava duro e ogni cosa nasce­va dal lavoro e dalla dedizione.

Michael sedeva a terra davanti al monitor senza lasciarsi sfuggire una sola parola. Ormai aveva sedici anni e a scuo­la gli insegnanti dicevano che era molto dotato. Forse avrebbe ottenuto la borsa di studio della fondazione Veidt e sarebbe andato in una grande città a studiare. Da quando Sam era partito per Epsilon era diventato il suo eroe.

Quando il messaggio terminò Michael si voltò verso i geni­tori. Li vide pieni di orgoglio per Sam e disse:” Mamma, papà quando sarò più grande voglio andare anche io su Ep­silon.”

martedì 9 marzo 2010

Un brutto risveglio

John Delacroix, il direttore di uno dei principali quotidiani online del pianeta, stava sudando freddo. Quella mattina il capo redattore lo aveva buttato giù dal letto con una telefonata: “Hanno hackerato il sistema di distribuzione.”

Ora si trovava nel suo ufficio per una riunione di emergenza.

“Come è possibile che siano riusciti a penetrare i nostri firewall senza che nessuno se ne accorgesse ?” Il responsabile della sicurezza informatica sedeva senza avere il coraggio di guardarlo in faccia.

“Il danno quanto è grave ?” Sullo schermo apparvero i dati. Oltre quattrocento milioni di copie alterate erano state recapitate ad altrettanti abbonati. Al posto del servizio sul nuovo gioco di realtà virtuale, i terroristi avevano messo un loro comunicato:

Uomini e donne della Terra svegliatevi ! Il pianeta non ci appartiene più ! I padroni del Nuovo Ordine Mondiale, sotto l'egida dell'Agenzia, si stanno spartendo ogni cosa.

Nel frattempo stordiscono le nostre coscienze con i MUVE (Multi User Virtual Enviroment) e con prodotti di cui nessuno ha realmente bisogno.

È tempo che l'Umanità ricordi cosa significhi faticare per ottenere qualcosa ! È tempo di riguadagnare le vecchie libertà ! Dobbiamo riappropriarci di ciò che è nostro ! Ci dicono che su Epsilon possiamo vivere come ai vecchi tempi. Perché non possiamo farlo qui sulla Terra ? Perché dobbiamo emigrare ?

Riflettete su questo: se siamo veramente liberi perché non possiamo decidere dove realizzare il nostro futuro ?


Delacroix pensò a cosa avrebbero detto gli sponsor.

"Dobbiamo preparare un'uscita straordinaria nella quale ci scusiamo per il disguido." L'interfono sulla sua scrivania iniziò a suonare. Lui lo ignorò volutamente, aveva detto alla segretaria che non voleva essere disturbato.

Dopo qualche minuto le porte dell'ufficio si aprirono e Miss Kendall entrò di corsa. "Signorina le avevo ordinato di non passarmi nessuno, dica a Soran (il proprietario del quotidiano) che lo chiamerò dopo la riunione !"

La donna era visibilmente tesa. "Signore è l'Amministratore Delegato dell'Agenzia." Delacroix fece a tutti cenno di uscire. Quando le porte dell'ufficio furono chiuse, con mano tremante prese il ricevitore.

"John ti disturbo ? So che hai un problema, ti sto mandando qualcuno per risolverlo. Spero che la cosa non ti dia fastidio." Il tono gentile della voce gli fece scorrere un brivido lungo la schiena.


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