martedì 11 agosto 2009

Siamo tutti Kappa...

Il signor T. sedeva sul sedile posteriore della macchina di rappresentanza messagli a disposizione dall'Agenzia. L'autista robot era venuto a prenderlo all'arereoporto JFK e ora l'autovettura sfrecciava nel traffico. Da dietro il finestrino blindato poteva vedere le grandi pubblicità olografiche che sovrastavano gli edifici di Jamaica.

Il lancio di Epsilon-8 era iniziato da poche ore e sui marciapiedi, in prossimità dei punti di raccolta, la gente si accalcava in attesa dell'arrivo dei pulmini dell'Agenzia. Il suo sguardo si posò su un gruppo di afroamericani che stava discutendo animatamente. L'autovettura si fermò per un improvviso incolonnamento e così potè osservarli con maggior attenzione.

Un drone di sorveglianza della Polizia Metropolitana sorvolò la via e rilevando qualcosa che non andava tornò indietro stazionando sulla piccola folla. Emise un primo avvertimento sonoro che venne ignorato, allora dal drone uscì una voce metallica che scandendo le parole disse: "Siete pregati di interrompere immediatamente quest'attività illecita. La violazione dell'articolo 323 del codice di condotta del cittadino può comportare l'arresto e la detenzione." Ripetè queste parole due volte ma nessuno sembrava intenzionato ad ascoltarlo.

Le luci del drone divennero improvvisamente rosse e la voce metallica, questa volta con tono più minaccioso, disse: "Stiamo procedendo alla vostra identificazione tramite l'impronta della retina. Vi preghiamo di attendere l'arrivo delle pattuglie senza opporre resistenza." La gente iniziò a correre da tutte le parti cercando rifugio nei sottoscala e nei vicoli. In lontananza si potevano vedere i mezzi corazzati della Polizia Metropolitana che percorrevano la via a grande velocità.

Il signor T. cercò di sporgersi dal finestrino per vedere meglio ma il vetro era bloccato. "Signore, per la sua sicurezza è meglio tenere il finestrino chiuso." A parlare fu l'autista robot. La coda riprese a muoversi e con essa l'autovettura. Improvvisamente il signor T. si ricordò di un racconto scritto da Akutagawa, un suo connazionale vissuto agli inizi del XX secolo. "Siamo tutti Kappa" pensò, ma si guardò bene dal dirlo ad alta voce.


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1 commento: